01-Negentropy

Gli apparati inanimati della tradizione pittorica borghese che, di volta in volta, rispondono ai nomi di “Natura Morta”, “Bodegon”, Still-life” ecc., sono una costante della tradizione figurativa europea. In essi si è espressa l’opulenza, il culto dell’abbondanza della monolitica e solida civiltà occidentale pre-crisi.

Ai vari Chardin, De Zurbaran, Caravaggio, Baschenis, nel ‘900 si sostituisce una sequela di esperienze sul tema che, al precedente assunto borghese, oppongono un’instabilità misteriosa, priva di certezze, e che declinano sovente nella metafisica dell’intimità quotidiana o nelle derive linguistiche di un consumismo sempre più pervasivo (su tutti, gli esempi di De Chirico, Morandi, De Pisis, Warhol e il più attuale Spoerri).

Oggi, ben sottolineato dall’ossessivo ritorno al “cibo” dei più triti palinsesti televisivi (quelli inclini alla teatralizzazione di un certo gastronomico quotidiano), la “Natura Morta” è divenuta un ideale campo di azione su cui verificare sia la tenuta dei tradizionali codici iconografici della cultura occidentale (non solo figurativa), sia l’aggressiva e normalizzata carica destabilizzante della imperante globalizzazione, che condanna al relativismo (Quale mai sarà il senso di una classica Natura Morta presso un cinese, un nigeriano, un pakistano?).

In tal senso, il “quadro” non è più assoluto identificativo (estetico ed etico) in cui un pensiero forte si identifica e si disvela, ma un teso campo di battaglia su cui entrano dialetticamente in gioco sia la pretesa all’immagine (una condanna occidentale, a quanto pare, visto che alla crisi della stessa si è risposto con una sua ipertrofica produzione), sia le strutture che la determinano (linguistiche, storiche, iconologiche) il cui funzionamento è ormai precario.

L’immagine, così, anche se ricalcante i vecchi schemi noti, più che un dato certo è il risultato di una drammatica “tensione a…” , ugualmente individuabile nella sua salvifica e dubbia fase di ordinamento (Negentropy), sia nel suo inesorabile disfarsi, che ne rivela subdolamente l’inefficacia informativa (Entropy).

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